FUGUE reviewed on THE UNDERGROUNDER

THE  UNDERGROUNDER (Italy) has reviewed THE SPOILS OF WAR, debut album of FUGUE!

°RECENSIONE °
FUGUE
SPOILS OF WAR ( Full Length 2019)
In ogni cambiamento lineare e iperbolico che la vita ti mette accanto e sopra al tuo cammino vi è un momento dove quasi tutti ci immergiamo in qualcosa che ci dia un rifugio da noi stessi, dalle nostre ferite e cicatrici.
Le portiamo addosso e dentro di noi
Come un bottino di guerra, seppur una cicatrice non descriva chi siamo ma propabilmente descrive il processo evolutivo di cosa saremo o di cosa abbiamo attraversato per essere persone integre, fedeli a sé stesse e alle proprie sinapsi emotive.
Anche attraverso un processo di fuga di protezione, catalizzando il pensiero di distruzione negativa in pensiero lungimirante positivo, attraverso qualcosa o qualcuno che a suo modo ci sproni ad essere persone migliori e ci protegga dalla tossicità degli individui e dai nostri problemi.
Qualcosa o qualcuno che può avere volto e sembianza astratta e infinita come la musica, via di fuga e sublimazione di espressione umana e artistica.
Queste parole descrivono a perfezione il progetto dei Fugue, e ciò che smuove Spoils of War, il loro album di debutto.

Il progetto dei

Fugue

nasce nella connessione e coesione della città eterna e di un pizzico d’Australia, di recente formazione, irrompono nel mondo underground con eleganza e malinconia.

Portando avanti o meglio rispolverando un genere come il grunge e il post-grunge che riecheggia in modo prepotente ad atmosfere anni 90 e alla seattle post-boom grunge musicale.

Cercando di donare una nuova visione di quelle atmosfere e suoni, Spoils of War pubblicato dalla

Agoge Records

, anche grazie all’artwork l’ascoltatore può farsi un idea di cosa sta per ascoltare. Un ala di un rapace. Nella sua visione, docile ma al contempo tagliente propone

Una fuga dai propri drammi e ferite, la nostra anima che viene rinfoltita ed equilibrata attraverso la musica che si fa catalizzatore di energia e un posto simbiotico dove ritrovare sé stessi e trovarsi più forti.
Un concentrato di suoni lineari e profondi, una fusione di echi e sonorità che spaziano dal grunge, al rock, passando per il fuzz e dispiegazioni orchestrali.
Una trasposizione simbiotica di elementi in uno stesso segmento, voce malinconica ed elegante, linee di basso e chitarra che accarezzano le corde dell’anima, batteria precisa e avvolgente in un agglomerante e sinergico suono leggermente nostalgico dove l’obelisco di piazza del popolo incontra lo Space Needle a Seattle.
“Smoketrails”, linee di chitarra che sfiorano l’anima attraverso sonorità semplici aprono il brano lasciando il passo alla voce, che, malinconica ed elegante confluisce negli stacchi batteristici e nelle linee di basso, in un
Brano fluttuante, fluido ed avvolgente.
“Run”, linee di chitarra aprono il brano convergendo nelle linee sinuose di basso che fanno da tappeto al cantato evocativo e nostalgico. Anima e parole, segmenti strumentali e voce che avvolgono nella loro pienezza e linearità.
“Leaves”, linearità strumentale di sottofondo ad un cantato che conduce e descrive questo brano che si accompagna in simbiosi con le linee di chitarra all’inizio del brano per poi confluire nelle linee di batteria e basso che lo avvolgono in una coltre malinconica e sinuosa introspezione espressiva.
“The Shroud”, linee di chitarra classicheggianti aprono il brano accompagnando la voce che trascinante e malinconica detiene le redini dell’andatura del brano in un eclettico concentrato compositivo tra linee di chitarra e basso e è batteria che avvolgono la voce come una coperta di pail.
“Waterline”, il binomio batteria – chitarra apre il brano, viaggiando a braccetto. La voce, lenta e simbiotica si trascina fino a confluire nelle linee di basso in un brano coinciso ondeggiante e avvincente.
“Air”, linee di chitarra sfiorano il cuore e l’anima e si incontrano con la voce che si incastra alle linee chitarristiche come due segmenti dello stesso puzzle. Che convergono poi nelle linee batteristiche che non si distolgono dalle linee antecedenti e si allineano assieme in un flusso assuefante ed avvolgente nelle linee classiche care al rock alternativo post grunge.
“Hungry Sea”, riff di chitarra aprono il brano che si immettono nelle linee vocali e nelle percussioni in un intercedere ritmico malinconico, una sorta di nenia morbida e vibrante, una sorta di cerchio strumentale che cinge come un abbraccio le armonie della voce.
“Siren”, linee di batteria-chitarra fanno da apertura al brano ed introducono la voce che si appoggia su questo binomio, non scostandosi ma conducendo il gioco nella più classica accezione ritmica post grunge alternative con spruzzata di rock, in un brano sinuoso e introspettivo.
Conclude L’album “Walls”, riff di chitarra fanno da apertura al brano e confluiscono nella voce che si allinea alle linee di batteria e basso in un fluire veloce e trascinante senza scostarsi dai brani antecedenti in un brano lineare trascinatore e purificatorio.
In Conclusione, se siete alla ricerca di un disco nostalgico degli anni 90, di quei sapori e colori e le atmosfere progressive post grunge che arriva dritto al cuore questo album fa al caso vostro.
I Fugue ( Luke – voce, chitarra *Anna – basso * Michele – Batteria) pubblicano un disco lineare ed assortito di suoni e colori, cari e caratteristici del genere che a Seattle ha trovato i natali, seppur a mio avviso un pelino troppo simile alle sonorità dei gruppi di seattle e dei suoi sottogenere, nella sua integrità è un disco che sa catturare l’attenzione e la curiosità.
Suonato e registrato in maniera più che impeccabile potrà piacere a molti orfani dei Mad Season e del compianto Layne Staley.
Graffiante, delicato, malinconico.
Le aspettative lineari e soavi descritte nell’album portando e destano curiosità su come potranno essere le future produzioni, non ci resta che attendere la loro evoluzione espressiva.
Cito i brani ” Smoketrails”, The Shroud “,” Air “,” Run “, rappresentano per me la vera essenza dell’album.
Consiglio agli ascoltatori dei Mad Season, Foo Fighters, Silverchair, Seether, Alter Bridge, Nine Inch Nails di non perdersi assolutamente questo disco.
(Ms _Antrophy)

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